IL FESTIVAL

ISO600 - Festival della Fotografia Istantanea nasce da un’ idea dei fondatori del gruppo Polaroiders Alan Marcheselli e Carmen Palermo.

 

Un Festival interamente dedicato alla fotografia a sviluppo immediato, che si tratti di pellicole a distacco o integrali, il cui scopo è creare ed esporre pezzi unici, in opposizione ai sensori digitali che esaltano la produzione in serie e riducono il ruolo creativo della casualità.

 

Alla base, il desiderio di utilizzare le tecnologie introdotte dal genio di Edwin Land più di sessanta anni fa, spina dorsale di un movimento artistico che tutt’oggi si distingue per la propria originalità.

 


 

ISO600- Instant Photography Festival comes from an idea of Polaroiders' founders, Alan Marcheselli and Carmen Palermo.


This festival is entirely focused on instant photography, both peel a part and integral films, with the purpose of creating and to exhibit unique pieces of art, in opposition to digital sensors of mass production that minimize the creative role of casuality.


Primary aim is the wish to use the technologies created by the ingenious mind of Edwin Land more than 60 years ago, which is still a strong base of an artistic movement full of creativity.

 

La fotografia analogica a sviluppo istantaneo definisce la propria identità sulla base di due rinunce fondamentali. La mancata possibilità di moltiplicare in serie l'opera è suggello di unicità,mentre il rifiuto delle fasi di post-produzione non solo dimostra una maggiore volontà di aderire al vero ma è anche il risultato dello stretto rapporto tra il soggetto rappresentato e lo sguardo che lo ha colto. Non è da sottovalutare, infatti, il ruolo creativo dell'imprevisto o, per meglio dire, dell'imperfezione, un neo che caratterizza e rende irripetibile il lavoro, un errore ingenuamente rimosso dalla mano che sceglie le "magie" del digitale.

 

Se il Festival ISO 600 è un momento di incontro e scambio per tutti gli appassionati di fotografia istantanea, ai quattro giorni di mostre, convegni e seminari è affidato un compito molto più importante: capire qual è la direzione che sta prendendo quel movimento artistico che nacque dalle tecniche inventate da Edwin Land e non rimane indifferente agli stimoli proposti dalle più recenti tendenze artistiche.

 

Le immagini impresse su pellicola a sviluppo immediato non sono nostalgiche evocazioni degli anni in cui la polaroid era parte della cultura popolare, ma si tratta di creazioni completamente nuove. L'ombra del passato è innegabile, tuttavia rimane sullo sfondo, sovrapposta ai significati che gli artisti di volta in volta suggeriscono. E' un processo in continua evoluzione quello che plasma opere non accomunate da un'identità tematica ma dall'utilizzo del medesimo mezzo espressivo.

 

Sarebbe riduttivo parlare di un unico filo conduttore. Lo scopo della mostra collettiva, infatti, è quello di fornire un paradigma delle possibilità che un artista contemporaneo possiede quando stringe tra le mani una macchina fotografica a sviluppo istantaneo. La sola regola è cogliere l'immediatezza dell'azione. L'occhio scivola in paesaggi architettonici desolati dove la presenza umana è ridotta ai minimi termini o conta le rughe che la terra assetata rivela. Si tuffa nello sguardo di animali e di nascosto, quasi sbirciando dal buco della serratura, spia un corpo di donna. Eppure lo sguardo non è il solo protagonista.

 

Simboli della contemporaneità, icone rubate al mondo della subcultura sono protagoniste di provocazioni dal sapore dissacrante. Segnate e marcate da applicazioni e tecniche miste, quasi il bidimensionale non bastasse più, non fosse sufficiente a condensare quello che l'uomo vuole comunicare. D'altronde dalla nascita delle tecniche messe a punto da Edwin Land sono passati più di sessanta anni di storia dell'arte e di evoluzione dell'immagine, sempre più vicina all'osservatore e mai statica. Cercare di fissarla senza il lusso della finzione generata dalle tecniche di post-produzione non è mai stato così arduo...

 

Sofia Mattioli